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Home > Personaggi > Walter Madoi

Continuando a salire l’Appennino, dopo Corniglio mi ritrovai in un piccolo paesino che è letteralmente una galleria a cielo aperto. Sesta Inferiore ha affreschi sui muri esterni delle case, di maggiori e minori dimensioni, tutti dipinti da un unico artista: Walter Madoi.


Walter nacque a Collecchio il 26 marzo 1925 ma la sua famiglia si trasferì molto presto nella località di Pieveottoville (Zibello) nella Bassa padana, vicino al fiume Po. All’età di 12 anni dipinse una natura morta con raffigurati oggetti che poteva trovare nella sua casa di campagna. I genitori si accorsero del suo talento e, nonostante fossero contadini, gli permisero di frequentare una scuola d’arte a Parma prima e a Bologna poi. Dopo soli tre anni ricevette un premio nazionale di pittura e allestì la sua prima mostra personale a 17 anni.


Dovette lasciare la scuola durante la guerra e si unì ai partigiani delle montagne. Quest’esperienza lo toccherà nel profondo e lascerà tracce indelebili nella sua sensibilità di artista. Quando rientrò gli venne commissionato un affresco per il soffitto del Palazzo Municipale di Parma. Terminò l’opera a 22 anni, nel 1947, e ricevette gli onori da parte del primo Presidente della Repubblica, De Nicola, all’inaugurazione nel dicembre di quell’anno.


Decise quindi di trasferirsi a Milano per studiare all’Accademia di Brera. Terminati gli studi lavorò come insegnante di educazione artistica in diversi istituti emiliani e lombardi, divenne direttore artistico della Motta e infine dirigente affermato di un’agenzia pubblicitaria.
Nonostante gli impegni lavorativi non smise mai di dipingere e si avvicinò anche alla scultura, producendo numerose opere in marmo di grandi dimensioni.
Tra 1961 e 1962 si recò in Cina e Giappone per tenere seminari sull’arte ed inviava alla Gazzetta di Parma rapporti mensili sulla vita ed i costumi di quei paesi lontani, i quali si componevano di lunghi articoli accompagnati da decine di disegni.


Fu nel 1963 che decise di tornare alla sua terra. Cominciò a frequentare l’Alta Val Parma e si affezionò a questo piccolo borgo, Sesta Inferiore: decise così di affrescare le pareti della chiesetta di San Rocco e le pareti esterne delle case. E furono proprio questi lavori, tra cui si distingue il famoso dipinto della “Crocefissione” di 350 mq, che gli daranno notorietà, ma soprattutto fiducia in se stesso. Sui rustici muri di questo paesino sono presenti i volti dei personaggi del paese, di amici, di attori, di comici e di principesse. Le figure escono imponenti dallo sfondo ed hanno tratti pieni e naturalezza plastica, caratteristiche che poi diventeranno comuni di tutti i suoi dipinti.

Da quel momento in poi deciderà di dedicarsi solo ed esclusivamente all’arte. Aprì uno studio a Parma e gli venne commissionato l’affresco dell’abside della chiesa del “Corpus Domini”: in questa superficie di 400mq Walter decise di rappresentare un gruppo di centinaia di figure che si innalzano verso l’Ultima Cena. Nel 1969 dipinse la vetrata istoriata che avrebbe coperto interamente la facciata della Chiesa della Sacra Famiglia alle Vallette di Torino.
Nel frattempo aveva iniziato studi e bozzetti destinati al Muro di Berlino. Le autorità della Germania Occidentale avevano infatti dato l’autorizzazione a Madoi di dipingere il muro ed egli sperò fino all’ultimo di riceverla anche da parte della Germania Orientale, ma non gli fu mai concessa, così che non gli fu possibile coronare il suo sogno.
In queste opere si notano i tratti caratteristici del suo stile artistico, con la prevalenza di colori accesi e vibranti, di ombre e luci che combattono insieme contro forti rossi, creando, con audace effetto pittorico, una sorta di mistero: un linguaggio che si può dire debitore della pittura espressionista.


Tornò a Milano nel 1970, dove ricevette la cittadinanza onoraria e l’assegnazione di un nuovo studio nella “Torre”, uno storico palazzo del centro della città, come omaggio alla sua arte. Lì creò le opere più intense dei suoi ultimi anni. Invitava modelle, mendicanti, poveri disgraziati e poi personaggi del mondo industriale, del teatro e della musica, per creare confronti che gli fornissero prezioso materiale su cui lavorare.

Nel 1974 avvertì i primi sintomi di una malattia che in pochi anni se lo prenderà. Nonostante ciò continuò a produrre grandi opere: realizzò un colossale monumento in bronzo di dodici metri, che oggi si trova nella piazza del Comune di San Donato Milanese; iniziò gli studi di un monumento per la città di Genova, che però restò incompiuto; si occupò di affrescare l’abside della Chiesa di Costa Sant’Abramo a Cremona; scolpì quello che poi diventerà il suo monumento funebre.


Walter morì a Milano nel 1976. Famoso già in vita per centinaia di collezionisti privati, era per lo più sconosciuto ai mercanti ed ai critici d’arte, che egli stesso aveva sempre disprezzato ed ignorato. Nel 2007 le figlie apriranno la Fondazione “Isabella e Water Madoi” per la ricerca e catalogazione di opere originali del padre.



Intanto, visitare Sesta Inferiore è un po’ come entrare nell’atelier di un grande artista.

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