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Home > Luoghi > Le Valli di Taro e di Ceno

Avete letto come secondo la mitologia si sono create le due valli del Taro e del Ceno? Io adoro passare le mie giornate in queste zone, tra incantevoli paesini e passeggiate di montagna.





Questi due torrenti nascono dallo stesso monte, il monte Penna, e, scendendo per le loro due vallate, si uniscono nella località di Fornovo Taro, dove il Taro, che è più grande, continua la sua corsa verso il Po. La zona confina a sudovest con la Liguria e la Toscana e a nordest con la Pianura Padana.


I primi insediamenti di queste valli risalgono all’epoca preistorica: furono abitate dal popolo dei Liguri tra il III e il II secolo a.C. i quali, dopo una strenua difesa sui monti dell’Alta Val Taro, vennero sconfitti dai Romani nel 157 a.C. in uno scontro avvenuto proprio sul monte Penna. Successivamente, intorno al VI secolo le valli furono occupate dai Longobardi e dai Bizantini. Conferma di tutto ciò è data dal ritrovamento, risalente al 1861, di un sito archeologico nella zona di Varsi, chiamato Città d’Umbria. Gli scavi portarono alla luce i resti di una torre angolare e una cinta muraria.

Fu però in epoca medievale che le due valli ebbero un ruolo rilevante nella storia. Esse erano infatti attraversate da due importanti cammini di pellegrinaggio: la Via degli Abati e la Via Francigena.

La Via degli Abati venne costruita dai monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio. La sua funzione principale era quella di collegare l’abbazia con Pavia, capitale del regno dei Longobardi, e con Roma. In questa zona la strada, proveniente dalla val Nure, scendeva dal passo di Boccolo de’ Tassi, attraversava Bardi, risaliva il torrente Noveglio e scendeva a Borgo Val di Taro dove, tramite un ponte, superava il torrente. Qui si divideva in due, la via montis Burgalis, sulla quale era presente l’ospizio di San Bartolomeo sul valico del Borgallo, e la via del Brattello. Entrambe poi scendevano a Pontremoli. Veniva così utilizzata dai monaci per andare in visita al Papa ma anche da numerosi pellegrini. Infatti i viaggiatori irlandesi, inglesi e francesi diretti a Roma avevano come tappa obbligatoria la visita alla tomba di San Colombano. Il monastero, inoltre, non era importante solo dal punto di vista religioso: era un polo di diffusione culturale (il suo scriptorium produceva e custodiva codici miniati) ed un importante polo economico, dal momento che controllava possedimenti che si estendevano fino alla Toscana; infine, aveva una forte influenza politica grazie all’appoggio reale e alle origini europee dei suoi abati.

Più conosciuta è forse, però, la Via Francigena, o Via Romea, strada sempre di epoca medievale che collegava Canterbury a Roma. Il pellegrinaggio in visita alla tomba di San Pietro a Roma era una delle tre peregrinationes maiores (pellegrinaggi maggiori), insieme a quelli in Terra Santa e a Santiago de Compostela. Per questo l’Italia era percorsa da pellegrini provenienti da tutt’Europa.
La testimonianza più antica di questo cammino risale al 990, quando Sigerico, arcivescovo di Canterbury, descrisse il suo itinerario di settantanove tappe. Successivamente, l’abate islandese Nikulás da Munkathverá, nel resoconto del suo viaggio in Terra Santa tra il 1152 e il 1153, riprende buona parte del percorso di Sigerico, soprattutto nella parte italiana. Da qui si diffuse il pellegrinaggio.
Il cammino parte da Canterbury, supera la manica e attraversa tutta la Francia. Secondo alcune varianti, tocca anche la Svizzera ed entra in Italia attraverso le alpi piemontesi o quelle valdostane. Nel territorio del mio Ducato la via attraversa il comune di Castelnuovo Fogliani in provincia di Piacenza e poi, passando per Noceto, sale l’Appennino nella Val di Taro, attraverso Segalara, Fornovo Taro e Berceto, per uscire poi dall’Emilia-Romagna attraverso il passo della Cisa, in direzione di Pontremoli.
Intorno agli anni ’70 del Novecento si riscoprì il Cammino di Santiago de Compostela e presto anche l’Italia si rese conto di avere un prezioso percorso da valorizzare. Vennero quindi promosse numerose iniziative volte alla segnalazione del sentiero e ricominciò l’affluenza di numerosissimi pellegrini provenienti da tutto il mondo.


Nella località di Serravalle, in Val di Ceno, a lato della chiesa di San Lorenzo è situato un battistero che è molto probabilmente il monumento cristiano più antico del territorio, risalente al IX o X secolo. Si tratta di un edificio a pianta ottagonale, alto cinque metri con un diametro di sette e mezzo. Esteriormente riporta quattro monofore strombate di diverse dimensioni e una porta d’ingresso con un archivolto privo di decorazioni. All’interno sono presenti colonne, alcune cilindriche e altre quadrate, poste agli angoli. Un solo capitello conserva ancora alcune figure databili al XII-XIII secolo.

Serravalle è una frazione del comune di Varano de’ Melegari, dove è invece presente un imponente e bellissimo castello. Il maniero è situato su una collinetta di arenaria, in una posizione strategica per il controllo della Val di Ceno. Le prime notizie di questa struttura risalgono al 1087 e lo riportano come già appartenente alla famiglia Pallavicino, una delle famiglie più importanti del territorio, politicamente ed economicamente. Nel Quattrocento il castello venne ceduto ai Terzi e poi ai Visconti, ma presto tornò ai Pallavicino, che lo abitarono fino al 1828 e ai quali subentrò la famiglia Grossardi, poi la Levacher e poi la Tanzi. Dal 2001 il castello è di proprietà del comune di Varano de’ Melegari.
Il maniero come lo vediamo oggi venne costruito nel XII secolo sopra una struttura precedente. Il mastio è la parte più antica del complesso ed era collegato al corpo centrale tramite un ponte levatoio, che venne poi sostituito da una struttura muraria. La posizione della torre permetteva di sorvegliare il vicino castello di Roccalanzona, di cui oggi restano solo rovine, inizialmente appartenente ai Pallavicino, poi passato ai Rossi di San Secondo. Al pian terreno erano collocate le antiche prigioni e al primo piano una sala che doveva avere funzione di tribunale. Al secondo livello vi erano le abitazioni del castellano e all’ultimo quelle della servitù. La sommità era caratterizzata dai camminamenti di ronda. Il maniero è circondato da un piccolo giardino ed ha il lato sudest aperto sul borgo, con tre torri allineate. L’ingresso è collocato su un fianco della centrale.
Come tutti i castelli degni di essere considerati tali, sembrerebbe che anche questo sia abitato da un fantasma, quello di una giovanissima ragazza di nome Beatrice Pallavicino.


Nell’Alta Val di Taro invece è presente un altro castello, quello di Compiano. Le prime notizie risalgono al 1100 circa, quando era di proprietà dei Malaspina e lo riportano come costruito nel IX secolo. Nel XIII secolo la famiglia Landi si impadronì dei territori di entrambe le valli e ne mantenne la proprietà, quasi ininterrottamente fino alla fine del XVI secolo, epoca in cui entrò a far parte del Ducato dei Farnese. Quando io subentrai come regnante del Ducato, questo venne adibito a carcere di stato. Attualmente il castello è di proprietà del Comune.
Il castello ha una struttura particolare: ha la forma di un quadrilatero irregolare costruito intorno ad un cortile interno, con tre torri. Ha un unico accesso costituito da un ponte in muratura preceduto da un rivellino semicircolare. Al piano nobile vi erano gli appartamenti dei principi Landi che vennero recuperati con passione da parte della marchesa Lina Raimondi Gambarotta. Grazie a lei, ancora oggi si possono osservare sculture, arazzi, dipinti, camini, pavimenti seicenteschi e soffitti quattrocenteschi. Il maniero è tra l’altro sede del Museo Massonico internazionale. Oggetti, abiti, medaglie e quadri raccontano il simbolismo massonico inglese del Settecento e dell’Ottocento. Una sala è anche dedicata alla massoneria italiana.


Il comune di maggiori dimensioni delle due vallate, sede della Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno è Borgo Val di Taro, comunemente chiamato Borgotaro.
Sembrerebbe che la prima fondazione del paese risalga all’epoca in cui tutta la zona era sotto i monasteri colombaniani, e Torresana, vecchio nome del borgo, era uno dei più vasti e ricchi possedimenti sotto il diretto controllo dell’Abbazia di Bobbio. Proprio grazie a queste ricchezze le famiglie iniziarono a rendersi indipendenti e ad accrescere il paese, finendo, però, per non riuscire ad autogestirsi e decidendo, quindi, di sottomettersi al comune di Piacenza, e successivamente al controllo dei Visconti.
Da quel momento numerosissime famiglie si susseguirono, esercitando il potere in nome dei duchi milanesi, fino all’affermazione dei Landi, le cui proprietà si estendevano su quasi tutto il territorio delle due vallate. Si trovarono a scontrarsi con i signori Doria di Genova, ma non si lasciarono mai soppiantare: tuttavia il loro governo era dispotico e vennero cacciati dal popolo nel 1578. Subentrarono quindi i Farnese, ma le contese continuarono fino al 1646, quando Borgotaro entrò definitivamente a fare parte del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, mantenendo comunque un buon livello di indipendenza, dovuto anche alla sua posizione poco accessibile. Durante il mio governo, in paese ebbero luogo alcuni moti carbonari, mentre in occasione della Seconda guerra mondiale, su questi monti, vi furono battaglie e azioni di resistenza da parte dei partigiani contro i tedeschi e la Repubblica di Salò. Per questa sua partecipazione alla Guerra di liberazione, venne conferito al paese di Borgotaro la Medaglia d’oro al valor militare nel 1983.
Il paesino è molto suggestivo, presentandosi nel mezzo della valle. Ha numerosi monumenti ed edifici meritevoli di essere visitati. Vi sono le chiese di Sant’Antonino, San Domenico, San Rocco e San Cristoforo ed i palazzi: Boveri, Bertucci, Tardiani, e del Pretorio. Sono ancora visibili, inoltre, alcuni resti di un antico castello di epoca medievale.
La zona di Borgo Val di Taro è famosa per i suoi funghi porcini ed ogni anno, in paese, si tengono alcune delle sfilate dei carri di Carnevale più belle di tutta la provincia!


Spero vivamente che i racconti di queste valli vi siano piaciuti e vi abbiano ispirato visite e passeggiate per i loro borghi e sentieri!

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