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Home > Luoghi > La Piazza Duomo di Parma

Piazza Duomo a Parma è un piccolo tesoro nascosto nella città. Io, come ogni turista prima e dopo di me, quando giunsi a vederla per la prima volta, rimasi incantata da tanta bellezza.




Questa piazza sorge in una parte della città adiacente a quello che era il cardo dell’antica città romana e che è oggi via Cavour. Questo luogo, in cui sorgeva già in epoca paleocristiana (200 – 300 d.C.) un complesso che comprendeva una basilica, una fonte battesimale e la dimora del vescovo, era chiamato “platea ecclesiae maioris”, ossia “piazza della chiesa maggiore”. Si trattava all’epoca di una zona limitrofa della città, spostata dal centro politico-economico (“platea communis”) situato all’incrocio di cardo e decumano, ossia nell’odierna Piazza Garibaldi. Tutto il complesso però venne distrutto da un incendio, nel IX secolo, e si fece costruire un’altra chiesa circa nello stesso posto: il palazzo vescovile venne invece molto probabilmente costruito dalle parti dell’odierno Borgo San Lorenzo e Piazzale Borri. Nel 1037 venne avviato un piano di urbanizzazione della città, il quale prevedeva di nuovo il trasferimento della sede episcopale nella zona compresa tra i monasteri di San Giovanni Evangelista e San Paolo, quindi esattamente di fronte alla nuova basilica, la quale, ugualmente a quella precedente, bruciò in un incendio avvenuto tra il 1055 ed il 1057.
Durante il secolo dell’anno 1000 vennero quindi costruite dalle fondamenta le tre grandi architetture che tutt’ora circondano e rendono suggestiva questa piazza: il Palazzo Vescovile, Il Duomo ed il Battistero.


Il primo cantiere avviatosi fu quello del Palazzo Vescovile: tra il 1046 ed il 1072 venne sviluppato un primo nucleo, poi nettamente modificato tra il 1172 e il 1175 ed infine completato tra 1232 e 1234.
Tuttavia di questa originaria struttura resta molto poco: bisogna infatti addentrarsi in Vicolo del Vescovado dove ancora si possono vedere il grande portone di quella che era la facciata originaria del palazzo. In alto restano ancora alcune tracce di bifore ed una torre.
Il cortile a scacchiera ed il doppio loggiato che si possono osservare all’interno dell’edificio sono di opera rinascimentale: quest’ultimo venne riportato alla luce negli anni ’50 del secolo scorso grazie ad uno smantellamento di una tamponatura che era stata aggiunta nel 1700.
La facciata che conosciamo noi oggi è posizionata sul lato est, e fu voluta dal Vescovo Grazia, che la fece costruire tra il 1232 ed il 1234. L’immagine attuale però è frutto di numerosissime modifiche apportate nelle varie epoche della storia e di un grande restauro che avvenne a cavallo del 1930. Si può notare, al pian terreno, che il grande porticato medievale fatto di grossi conci di pietra venne tamponato, probabilmente in epoca rinascimentale. Al primo piano sono state mantenute finestre trifore con archivolto, suddivise da colonnine in marmo rosso di Verona, risalenti all’epoca romanica: la parete è rivestita in mattoni ed ha numerose patere di ceramica incastonate. Al secondo ed ultimo livello la facciata è come suddivisa in due parti: sulla sinistra presenta un’altra serie di trifore di dimensioni minori, e due bifore, mentre la parte di destra invece ha una parete in muratura che chiude quello che in epoca medievale era un terrazzo. Il coronamento del palazzo è composto da un grande cornicione rinascimentale che inglobò i merli della struttura originaria.


Il protagonista della piazza però è sicuramente il Duomo.
L’anno di inizio della costruzione della struttura originaria non è conosciuta ma certamente è localizzabile a cavallo del 1060. Venne terminata nel 1074 e consacrata molti anni dopo, nel 1106. Solo successivamente, nel 1178 fu completata l’ampia facciata a capanna e l’intero edificio fu rivisto e completato da Benedetto Antelami. Il campanile invece risale agli ultimi anni del 1200.
Lo stile della facciata si può definire romanico, sviluppato in blocchi di pietra squadrati, con tre portali di ingresso e tre loggiati ai livelli superiori. I portali laterali sono sormontati da archi a tutto sesto, la cui lunetta è chiusa a vetrate, e sono leggermente strombati. Quello centrale invece è di dimensioni maggiori rispetto agli altri ed è preceduto da un protiro con arco a tutto sesto che poggia su due colonne di stile ionico, le quali a loro volta poggiano su leoni stilofori, probabile opera dell’Antelami. Il protiro continua al secondo livello e presenta una loggia, con copertura a volta a botte e doppio spiovente.
Nella parte superiore della facciata sono presenti tre logge. Quella inferiore è composta da quattro trifore i cui archetti poggiano su colonnine corinzie. Il loggiato di mezzo ripete quello inferiore ma presenta un’altezza minore. Al centro, in corrispondenza del protiro c’è una grande monofora con arco a tutto sesto, che illumina l’interno. Il terzo loggiato invece è continuo, segue i due spioventi del tetto ed è costituito da monofore sorrette da colonnine.
La struttura della basilica è a croce latina, con tre navate, un transetto ed un coro con abside semicircolare. Tutte e tre le navate sono coperte da volte a crociera: dalla navata centrale si accede alle laterali tramite alti archi a tutto sesto, sovrastati da quadrifore con archetti sorretti da colonnine in corrispondenza del matroneo. Il transetto e dell’abside che vediamo oggi risalgono al 1180: questi sono rialzati e vi si accede tramite una scalinata di marmo rosso. La crociera è sormontata da una grande cupola con timpano ottagonale sul quale si aprono otto rosoni. I due bracci del transetto sono composti da una unica campata e termina in due absidi laterali. Il coro si trova in asse con la navata e termina in un’abside semicircolare, sopraelevata e dedicata alla cattedra vescovile, composta da elementi di diverse epoche.
Esattamente sottostante il capocroce è sviluppata la cripta di origine romanica, più volte rimaneggiata: è coperta da volte a crociera sorrette da colonne in marmo con capitelli scolpiti.

Entrando nella cattedrale tuttavia la cosa che più mi colpì non fu l’architettura, bensì gli immensi e numerosi cicli di affreschi! Infatti la chiesa è quasi completamente affrescata.
La prima parte a venire decorata fu la cupola ed i pennacchi, ed è anche la più conosciuta poiché è stata dipinta da uno dei più grandi pittori dell’arte moderna: Antonio Allegri, detto il Correggio. La decorazione avvenne tra il 1524 ed il 1530, e rappresenta l’Assunzione della Vergine. Si trattava di una composizione decisamente innovativa per il tempo a causa dell’uso della prospettiva dal basso e del forte illusionismo visivo: c’è infatti un vorticoso intreccio di figure e nuvole che accompagnano la Vergine verso il cielo, nel quale, in mezzo alla luce divina, sta scendendo Cristo in una posa plastica e scomposta. I suoi personaggi sono dotati di dolcezza espressiva ed il suo stile è fluido e luminoso, nel tentativo di raggiungere la massima espressione di leggerezza e grazia. Il Correggio infatti elaborò questo stile personalissimo che lo rese indipendente dalla corrente che invece stava iniziando ad insediarsi a Parma in quel periodo: il Manierismo.
Manieriste possono infatti definirsi le altre decorazioni, fatte tra gli anni ’40 e ’70 del 1500: Il catino dell’abside, con la rappresentazione del Giudizio Universale, e gli affreschi della volta vennero fatti da Girolamo Bedoli-Mazzola, imparentato con il grande pittore manierista Parmigianino, con il quale condivideva anche lo stile; I cicli delle pareti della navata e la controfacciata, con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento e l’Ascensione di Cristo al cielo sono invece opera di Lattanzio Gambara, anche egli molto influenzato dal manierismo.
Un’altra opera decisamente degna di nota è la Deposizione di Benedetto Antelami, posizionata sul transetto destro. Questa infatti è l’unica parte restante della decorazione di un pulpito che venne smantellato ed è un capolavoro dell’arte gotica, della quale come sappiamo l’Antelami, in Italia, fu un precursore.


Ultima, ma decisamente non meno importante, fu la costruzione di quello che è rimasto il gioiello della città di Parma: il Battistero.
Arrivando in Piazza duomo si rimane infatti subito catturati da questo edificio decisamente non consuetudinario. Si tratta infatti di una struttura ottagonale costruita in marmo rosa di Verona che si sviluppa in altezza con quattro ordini di logge con aperture architravate. Fu commissionato a Benedetto Antelami ed i lavori iniziarono nel 1196: l’edificio venne completato solo nel 1270, e lo stesso anno vi fu la consacrazione.
Tre pareti del battistero sono occupate da portali, mentre le restanti cinque da archi ciechi delle stesse dimensioni dei portali, con colonnine e nicchie dove sono collocate alcune sculture, delle quali alcune sono andate perdute. I portali sono strombati, stile che li rende rassomiglianti a quelli delle grandi cattedrali gotiche, e nelle lunette l’Antelami si occupò di rappresentare episodi simbolici della salvezza umana attraverso il battesimo: sul portale Est è rappresentata la “Leggenda di Barlaam”, sul portale nord è rappresentata la Vergine con il bambino ed i Magi in adorazione, mentre sul portale ovest è rappresentato il Cristo Redentore.
Tutto intorno al perimetro dell’edificio, poco sopra l’altezza dell’occhio del visitatore è rappresentato un ciclo di bassorilievi chiamato Zooforo. Si tratta di settantacinque formelle scolpite a bassorilievo sul marmo rosa di Verona ed incastonate nel muro come se fossero un fregio: rappresenta un insieme di creature, umane e animali, reali e fantastiche che seguono il bestiario medievale.
All’interno, la cupola è suddivisa ad ombrello con sedici costoloni tubolari in marmo rosa: sono disposti a raggiera e partono dal centro della cupola per arrivare a poggiare su colonne sovrapposte le une alle altre fino ad arrivare alla base dell’edificio. I dipinti murari, che si sono molto rovinati nel tempo a causa della tecnica veloce della tempera con la quale sono stati realizzati, si dividono in sei fasce partendo dal centro della cupola: vengono rappresentati gli apostoli e gli evangelisti (terza fascia), il Cristo in trono, la Madonna, San Giovanni Battista ed i profeti (quarta fascia), San Giovanni Battista ed alcuni episodi della sua vita, (quinta fascia), alcuni episodi della vita di Abramo, i quattro elementi naturali, le quattro stagioni e le Vergini (sesta fascia). La sesta fascia è composta da archi a sesto acuto. Al di sotto si aprono due loggiati di trifore che seguono tutto il perimetro. Alla base sono presenti tredici grandi nicchie (poiché tre pareti sono occupate da portoni) che hanno funzione di alleggerire le pareti.
Il complesso scultoreo attribuibile a Benedetto Antelami e alla sua bottega è rimasto il più significativo di questo periodo di transizione tra romanico e gotico, nonostante molto sia andato perduto. Oltre alle sculture esterne che ho menzionato in precedenza, molto importanti sono il ciclo ad altorilievo dei Mesi e delle Stagioni conservato all’interno. Si nota una particolare attenzione nella resa dei dettagli degli utensili, delle piante e dei frutti, riportati in modo naturalistico, ed un leggiadra grazia nella resa dei panneggi e dei movimenti.


Insomma Piazza Duomo di Parma è una delle più attraenti zone della città, capace di ostentare eleganza anche nella sua apparente sobrietà.

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