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Home > Personaggi > Girolamo Magnani

A Borgo San Donnino - l’odierna Fidenza - nacque nel 1815 Girolamo Magnani, un talentuoso decoratore e scenografo al quale io stessa commissionai la decorazione della mia biblioteca a palazzo e le scenografie del Teatro Regio, per le quali resterà famoso. Se avete qualche minuto da dedicarmi, vi racconto la sua storia.




Girolamo perse presto il padre. Grazie all’aiuto di alcuni generosi concittadini ebbe la possibilità di frequentare l’Accademia di belle arti di Parma, ai tempi sotto la diretta presidenza di Paolo Toschi, che lo introdusse nel mondo artistico parmigiano. Subito in seguito al diploma gli fu commissionato l’affresco delle sale della Rocchetta della Pinacoteca di Parma, oggi conosciuta come Galleria Nazionale.


Continuò la sua attività di decoratore per tutta la vita, ricevendo commissioni per numerose ville, chiese e palazzi. Collaborò al restauro del Palazzo Comunale e della Cattedrale di Fidenza, poi anche del Palazzo della Banca d’Italia a Firenze. Affrescò la sala del Consiglio della nuova Cassa di Risparmio parmense, la Villa Bocchi a Pieveottoville e la sala dei banchetti del Quirinale a Roma.
Il suo stile decorativo si rifaceva, soprattutto dal punto di vista iconografico, ai maestri emiliani del Cinquecento: Correggio e Parmigianino. La compenetrazione di realtà e fantasia con figurazioni allegoriche e vedute naturali ricrea motivi rinascimentali, che però in lui si mescolano con caratteri più tipici del Rococò settecentesco.


Ma sicuramente un altro fu l’ambiente che lo rese famoso: il teatro.


Già dal 1844 lavorò come aiuto scenografo al Teatro Ducale (che presto sarebbe diventato “Regio”), e nel 1853 gli fu commissionato un rinnovamento del teatro, evidentemente divenuto “fuori moda”. Partì quindi per un viaggio nei migliori teatri europei – Vienna, Praga, Dresda, Berlino, Bruxelles, Londra e Parigi – in modo da poter acquisire una formazione più aggiornata riguardo le recenti novità nel campo sia della decorazione teatrale sia dell'allestimento scenico.

Quando tornò a Parma, procedette nei lavori di ristrutturazione, che terminati in soli quattro mesi, gli valsero la nomina a cavaliere di prima classe dell'Ordine di S. Ludovico. Il progetto originale prevedeva una totale riforma di tutto l'apparato ornamentale; ma Magnani decise di lasciare immutata la cupola, realizzata da Giovanni Battista Borghesi, e intervenne su tutta la restante decorazione neoclassica, sostituendola con una che rielaborava, stilisticamente e tematicamente, formule decisamente rococò. I progetti non si esaurirono comunque nel rifacimento degli affreschi e degli stucchi, ma compresero anche l'ammodernamento del sistema di illuminazione, che passò dai vecchi apparati a olio e candele all'impianto a gas. Lo spettacolo con cui si inaugurò il rinnovato Regio di Parma fu “Il profeta” di Giacomo Meyerbeer, il 28 ottobre 1853.


Nello stesso anno egli divenne “Pittore-direttore scenografo pel disegno e per la dipintura delle scene del Real Teatro di Parma" e da allora si dedicò principalmente alla produzione di scene per i maggiori teatri e per le migliori compagnie.


Diventò presto caro amico di un personaggio decisamente influente nell’ambiente: Giuseppe Verdi. Quest’ultimo gli affidò la creazione delle scenografie di almeno venti sue opere, tra cui alcune delle più famose come “il Trovatore”, la “Aida” e il “Macbeth”, e, preferendolo a molti altri, lo definì “il più grande scenografo d’Italia”. Si ritrovò presto a dipingere scenografie per la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il teatro di Genova, il teatro di Treviso e poi i teatri di Oporto, di Parigi e di Londra, fino ad arrivare all’Accademia della Musica di Filadelfia che gli commissionò le decorazioni per il centenario dell’indipendenza americana.


All’età di 66 anni fu nominato Presidente dell’Accademia parmense di Belle Arti, dove aveva lavorato precedentemente come professore di ornato, modellato e dipinto, ma qualche anno dopo fu colpito da paralisi. Nonostante ciò si occupò della scenografia dell’"Otello" di Verdi nel 1887.


Morì pochi anni dopo, nel 1889 a Parma. I suoi concittadini di Borgo San Donnino, per onorarlo, diedero il suo nome al teatro della città che lui stesso aveva terminato ed inaugurato nel 1861.

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