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Home > Personaggi > Giovannino Guareschi

Ora vi racconterò la storia di un personaggio che uscì dalla sua città e si fece conoscere in tutto il Paese, senza però mai smettere di essere veramente parmigiano.





Giovannino Guareschi nacque a Fontanelle il 1° maggio 1908, nella stessa casa in cui aveva sede la Cooperativa Socialista. Quando la madre, maestra, trovò lavoro a Marore e il padre partì per la guerra, lui - ancora bambino - fu portato a vivere a Parmacon la nonna.

Frequentò le scuole elementari per quattro anni, poi venne bocciato e mandato al collegio Maria Luigia, dove visse dal 1920 al 1925. In quel periodo frequentò il ginnasio e il liceo Romagnosi, che poi continuò a seguire anche quando dovette tornare a vivere in famiglia a Marore, a causa del fallimento dell’attività commerciale del padre. Questa situazione non lo aiutò negli studi e venne spesso rimandato in latino e storia. Si fece quindi dare lezioni dal prete della sua parrocchia, un certo Don Lamberto Torricelli, a cui si ispirerà molti anni dopo per creare il suo personaggio di maggior successo: Don Camillo.


Ancora al liceo iniziò a lavorare come cartellonista, accumulando qualche soldo, e nel 1928 venne assunto come correttore di bozze dal caporedattore della Gazzetta di Parma, Cesare Zavattini, il quale era stato suo istitutore in convitto e aveva subito colto l’irrefrenabile umorismo di Giovannino.
Raggiunta la maturità classica, Guareschi si iscrisse alla facoltà di legge all’Università di Parma, alla quale restò immatricolato per circa tre anni: durante questo periodo iniziò a collaborare con svariate riviste, realizzando articoli, novelle, disegni e incisioni.


Nel 1931 divenne cronista fisso del Corriere Emiliano, che nel frattempo aveva acquisito la Gazzetta di Parma, e vi lavorò fino al 1935. In quegl’anni si trasferì a vivere in una soffitta del centro di Parma e conobbe la donna della sua vita, Ennia, la quale apparirà in molte vignette e pezzi, con lo pseudonimo Margherita.


Nel 1934 iniziò il servizio militare senza mai cessare le varie collaborazioni: durante il periodo di leva scrisse la novella caricaturale intitolata “L’Epistolario del Soldato Pippo”. Al termine del servizio, due anni dopo, ricevette l’invito da parte di Angelo Rizzoli di diventare redattore del Bertoldo, una rivista che stava per aprire a Milano. Così decise di trasferirsi nella città insieme alla compagna. Lavorerà alla rivista per molti anni e diventerà redattore capo: quando se ne andrà, nel 1943, la stessa rivista chiuderà.


Tra le varie collaborazioni che nel frattempo continuava a portare avanti vi era anche quella con la E.I.A.R. (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), la Stampa, il Corriere della Sera e le svariate pubblicazioni di novelle illustrate e vignette, tra cui le illustrazioni della storia a fumetti “La Famiglia Brambilla”. 

Venne richiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale - nel 1939 - e nel 1942 venne arrestato per aver diffamato il Duce: uscì il giorno seguente, ma questo gli costò la collaborazione con E.I.A.R., la Stampa e il Corriere della Sera. Tornato nell’esercito, venne fatto prigioniero dai tedeschi e mandato in carcere prima in Polonia, poi in Germania.


Finalmente nel settembre del 1945 riuscì a tornare a Milano, portando con sé anche la famiglia, che era rimasta sfollata a Marore. Visse di collaborazioni, finché l’anno seguente l’amico Angelo Rizzoli lo assunse per il settimanale Candido, sul quale Guareschi condusse una battaglia a favore della monarchia in occasione del referendum costituzionale. Nel dicembre dello stesso anno, sul terzo numero della rivista, uscì il primo racconto della serie “Mondo Piccolo”, intitolato “Don Camillo”. La seconda puntata uscirà nel marzo di due anni dopo.


Nel 1951 fu processato con l’accusa di vilipendio al Presidente della Repubblica e nello stesso anno scrisse soggetto, dialoghi e sceneggiatura per il primo film di produzione italo-francese “Don Camillo”. Era contento della scelta di Gino Cervi per il personaggio di Peppone, mentre l’attore francese Fernandel non corrispondeva minimamente al suo Don Camillo: lo riteneva un bravissimo attore, ma comunicò di sentirsi forzato a creare nuove sceneggiature per un prete con il volto di Fernandel.


Fu allora che decise di ritornare nella sua terra natia: alla fine era una ragazzo di campagna che amava l’agricoltura e le macchine, così, non appena finì di sistemare la casa nuova di Milano “come la voleva la Margherita”, la abbandonò. Nel 1952 si trasferì alle Roncole (oggi Roncole Verdi) con la famiglia e continuò a lavorare al Candido, andando a Milano come pendolare tre giorni a settimana. Qui iniziò a comprare diversi poderi, risistemando i terreni, ampliando le abitazioni dei mezzadri e costruendo stalle e rustici, che riempì con attrezzi moderni. Ma la politica agraria di quegli anni giocò a suo sfavore, così che nel giro di due anni si ritrovò già a svendere i terreni acquistati.


Nel 1954 gli venne fatta causa per la seconda volta, con l’accusa di aver pubblicato due articoli a nome di De Gasperi con un duro commento al Presidente della Repubblica. Lui accettò senza ricorrere in appello, sostenendo di dover fare i conti solo con la propria coscienza e lui, con quella, era tranquillo. Così venne condannato a 409 giorni di prigione con uscita in libertà vigilata ed in quel periodo scrisse soggetto, dialoghi e sceneggiatura di “Don Camillo e l’onorevole Peppone”.


Quando uscì dal carcere tornò a dirigere il Candido, collaborando con scritti e disegni.
Nel 1957 decise di aprire un bar alle Roncole, di fianco alla casa natale di Giuseppe Verdi. Si occupò egli stesso del progetto, dell’arredamento e delle direttive dei lavori; nel 1964 vi aggiungerà un ristorante, che resterà aperto fino al 1995.
Due anni più tardi, nel 1959, scrisse soggetto, sceneggiatura e dialoghi di “Don Camillo monsignore…ma non troppo”, mentre nel 1964 scrisse quelli de “Il compagno Don Camillo”, che aveva pubblicato cinque anni prima sul Candido.


Già dal 1956 soleva passare gli autunni e gli inverni a Cademario, in Ticino; là, nel 1966, scrisse “Don Camillo ed i giovani d’oggi”, che verrà pubblicato postumo nel 1969.
Il 22 luglio del 1968 Giovannino si spense in seguito ad un secondo infarto, mentre era a Cervia, luogo in cui passava solitamente l’estate. Al funerale partecipò pochissima gente: se gli fosse stato possibile commentare la scena, avrebbe detto che ancora una volta l’Italia “provvisoria” si riconfermava al limite estremo dell’insensibilità morale e della pochezza spirituale.



Eppure Giovannino Guareschi con la sua opera ha decisamente lasciato il segno, essendo uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo (oltre 20 milioni di copie) nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.



Oggi il ristorante di Roncole Verdi è diventato una casa-museo che accoglie la mostra antologica permanente “Tutto il Mondo Guareschi”, l’Archivio Guareschi e la sede del “Club dei Ventitré”, mentre nel suo paesino di origine, Fontanelle, è stato aperto in suo onore il “Museo Mondo Piccolo”, riprendendo il nome originale del “Don Camillo”.

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