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Home > Personaggi > Carlo Bergonzi

È una simpatica casualità che uno dei più grandi tenori verdiani sia nato proprio a pochi chilometri dal Maestro. Sarà stata l’aria della Bassa? Venite con me, vi racconto la sua storia.





Carlo Bergonzi nacque a Vidalenzo di Polesine Parmense nel luglio del 1924, a un solo chilometro di distanza dalla Villa Verdi di Sant’Agata.

Fin da ragazzo si dimostrò incline alla musica, cantando nella chiesa del paese. Terminò gli studi con la quinta elementare e a 16 anni iniziò gli studi al conservatorio. I suoi insegnanti decisero che era un baritono.

Presto però la Seconda guerra mondiale interruppe i suoi studi e dopo essersi arruolato, venne internato in un campo di lavoro in Germania per tre lunghi anni.

Terminata la guerra tornò in patria e riprese subito gli studi: debuttò nel 1947, in un piccolo teatro parrocchiale a Milano, come Figaro ne “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, a cui però seguì un esordio in un vero teatro, a Lecce. Si esibì in diversi ruoli come baritono, ma ebbe sempre una certa difficoltà nell’espandere il suono, così che gli si preclusero i ruoli dei grandi personaggi donizettiani e, soprattutto, verdiani. Era insoddisfatto di questo raggiungimento, così che in modo scrupoloso cercò di risolvere il problema. La leggenda vuole che durante una recita della “Madama Butterfly” si trovasse in camerino con un tenore e provò con lui ad emettere un Do sovracuto: in quel momento si rese conto che le sue difficoltà non erano dovute alla tecnica, ma all’impostazione. Lui era un tenore! Decise quindi di studiare da autodidatta, con il solo aiuto di un diapason, secondo il registro tenorile. Dopo pochissimi mesi debuttò come tenore nell’opera “Andrea Chénier” a Bari.
Era il 1951 e a coronare la gioia per la riuscita della serata, nasceva proprio in quella stessa occasione il suo primo figlio, Maurizio, dalla moglie Adele sposata un anno prima.

La carriera tenorile non tardò a dargli soddisfazioni: lo stesso anno correva il cinquantenario della morte di Verdi e Bergonzi fu scelto dalla RAI per eseguire alcune opere verdiane, tra cui “I due Foscari”. Il titolo di quest’opera gli restò particolarmente caro, tanto che anni dopo lo scelse come nome per il suo albergo ristorante a Busseto.

Nel 1953 debuttò alla Scala di Milano, a Londra e a Buenos Aires, dove ritrovò l’amica e collega di studi Renata Tebaldi. Due anni dopo debuttò negli Stati Uniti, a Chicago, e nel 1956 gli si schiusero le porte del Metropolitan Opera di New York, dove avvenne il suo vero lancio internazionale con l’ “Aida”. Bergonzi fece ben trentatré stagioni in quel meraviglioso teatro! Nel 1981 la direzione del Metropolitan, insieme a colleghi, amici e fans, decise di organizzare un gala entusiasmante e commovente, in occasione del venticinquesimo anniversario di carriera in quel teatro.

Ma tanti altri prestigiosi teatri lo videro calare il palcoscenico, tra cui la già nominata Scala di Milano, dove, in seguito al debutto con “La forza del destino” nel 1965, per nove stagioni cantò le migliori opere del suo repertorio. Nel 1993, a 69 anni, salì per l’ultima volta sul palco scaligero nel recital di arie e canzoni “Omaggio a Carlo Bergonzi”, che fu ovviamente un grande trionfo.

Nel 1962 aveva debuttato alla Royal Opera House di Londra ed in quel teatro cantò tutti i suoi ruoli preferiti: da Manrico de “Il trovatore” a Riccardo di “Un ballo in maschera”, a Radames dell’ “Aida”, a Cavaradossi della “Tosca”. L’ultima apparizione londinese fu per ritirare il premio “Tenore italiano del secolo” nel 2001, al centenario della morte del Maestro, occasione nella quale, nonostante i 77 anni, si esibì in un duetto de “La traviata”.

Con il teatro della sua città, invece, non ebbe mai un ottimo rapporto. Sembra infatti che nel 1959, durante una rappresentazione dell’ “Aida” al teatro Regio di Parma, cantò due Si-bemolle acuti pianissimi, come di fatto prescritto da Verdi, e venne apostrofato da un loggionista con un tono molto critico, che riteneva la nota più adatta alla musica leggera. Pochi giorni dopo l’accaduto cantò ancora nel teatro, ma sarebbe stata la sua ultima volta. Nonostante ciò nel 2004 al Regio venne organizzata una serata in suo onore per celebrare gli 80 anni: in un’intervista Carlo ripercorse le tappe della sua carriera, e a questa seguì un concerto con la partecipazione dei suoi allievi, e egli stesso cantò “Niun mi tema” dall’ “Otello” e la canzone “Non ti scordar di me”.

Altri teatri in cui calcò il palcoscenico furono quelli di San Francisco, Vienna, Barcellona, Madrid, Berlino, Salisburgo, Tokio, Roma, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Trieste ed anche alcune arene estive, come le Terme di Caracalla, lo Sferisterio di Macerata e l’Arena di Verona. Con quest’ultima vi fu una lunga collaborazione: pensate che Carlo fu uno dei pochissimi cantanti che, grazie ad un’emissione perfettamente impostata della voce, si poteva udire perfino all’esterno del grande anfiteatro!

Terminò la sua carriera artistica nel 1995, e successivamente, a parte qualche sporadica esibizione, si dedicò all’insegnamento del canto.

Carlo ci lasciò nel luglio del 2014, e riposa nel cimitero del suo paese di origine, Vidalenzo di Polesine Parmense.


Nel suo repertorio si contano settantuno opere, dalla produzione romantica a quella verista, ma ancora più numerosi furono i suoi programmi concertistici.

La sua fama e la sua carriera furono comunque dovute principalmente all’interpretazione di diciannove opere verdiane, di cui seguiva scrupolosamente le indicazioni scritte dall’autore, così da riuscire ad evidenziare gli aspetti inediti o dimenticati dei diversi ruoli ed infondere un accento sempre ampio e vibrante, e sempre in sintonia con il momento psicologico del personaggio.

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