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Home > Personaggi > Annibale

Ciò che sto per raccontarvi vi sembrerà incredibile. Proprio nella zona dove ora si trova il piccolo borgo di Rivalta, presieduto dall’imponente Castello, si svolse la grande battaglia sulla Trebbia della Seconda guerra punica, dove Annibale sconfisse i Romani, ancora una volta.





Annibale era figlio del grande condottiero della Prima guerra punica, Amilcare “Barca”, e con il padre era partito alla conquista della Spagna all’età di 9 anni!

Fin da piccolissimo quindi venne cresciuto come soldato e preparato alla guerra, ma soprattutto si instaurò in lui un grandissimo odio per Roma, che avrebbe anche giurato al padre. Con questa spedizione il padre cercava compensi politici e militari alle gravi perdite subite con la sconfitta della guerra.
Durante l’attraversamento di un fiume Amilcare morì e venne nominato suo successore Asdrubale, marito della figlia, che si occupò di consolidare le conquiste iberiche fino a strappare un patto con Roma che gli riconosceva la sovranità di tutto il territorio a sud del fiume Ebro. Il condottiero venne ucciso in circostanze misteriose ed il ventiseienne Annibale divenne comandante.

Portò avanti la sottomissione della Spagna e assediò Sagunto, città che pur essendo a sud del fiume Ebro, era alleata dei Romani: Roma quindi inviò un’ambasceria a Cartagine lamentandosi dell’invasione, e richiedendo la consegna di Annibale e dei suoi comandanti, altrimenti avrebbero dichiarato guerra. Il senato cartaginese non accettò le condizioni e Annibale si ritrovò ad essere la causa di una guerra che in realtà non vedeva l’ora di combattere!

Lasciò il fratello Asdrubale a proteggere la Spagna con un enorme esercito, e con uno altrettanto grande, composto da circa 50.000 fanti, 19.000 cavalieri e 37 elefanti, arrivò in Italia, valicando prima i Pirenei e poi le Alpi. Vinse i Romani ed i loro alleati più volte lungo il tragitto, finché non arrivò nel 218 a.C. alle prime grandi battaglie della Seconda guerra punica, sul Ticino e sulla Trebbia, dove vinse grazie alla messa in pratica di una particolare tattica: inscenava un finto cedimento al centro del proprio schieramento, per lasciarvi incuneare l’esercito avversario, da attaccare poi ai fianchi con la cavalleria, in modo da stringerlo in una morsa senza scampo. Quest’ultima battaglia fu combattuta proprio in questa zona, tra Rivalta e Gossolengo.


Sembra infatti che proprio a Gossolengo sia stato ritrovato un osso lungo, riconducibile al femore di un elefante, da cui avrebbero ricavato il nome del paese. La leggenda vuole che Annibale avesse lasciato in custodia ai contadini della zona un elefante ferito in battaglia, e che questi, dopo un primo periodo di timore per il grosso animale, si abituarono alla sua presenza e lo avessero usato anche per i lavori nei campi e come mezzo di trasporto. Essendosi poi affezionati, quando questo morì gli diedero degna sepoltura, permettendo così alle sue ossa di arrivare fino a noi. Leggenda o verità? Non saprei, ma al paese piace crederlo, tanto che nello stemma è raffigurato il gigante africano, non certo animale comune dalle nostre parti.

Ma più in generale, le zone toccate dal fiume Trebbia, sono rimaste attaccate al fascino di questo grande animale.
Nella località di Cerignale nel 2009 un fotografo scattò una foto di una particolare formazione montuosa che ricorda forme pachidermiche, dal quel giorno chiamata “l’Elefante della Trebbia”.


La marcia di Annibale continuò verso sud. Nel 217 a.C. superò l’inverno e l’Appennino, con contingenti perdite, ma comunque ebbe ancora la meglio sui Romani, sul lago Trasimeno; però fu a Canne, nel 216 a.C., che la sua tattica di avvolgimento ottenne il più grandioso risultato, battendo l’esercito romano composto da ben il doppio dei suoi uomini.

Giunto a questo punto il condottiero cartaginese non ritenne opportuno attaccare Roma, che sapeva munitissima, anche perché le sue numerose vittorie non ebbero tuttavia l’effetto, sperato, di sollevare gli alleati dei romani. La Città, in seguito a queste forti sconfitte, decise di adottare la tattica della resistenza passiva, evitando gli scontri frontali con Annibale. Roma riuscì così a riprendere terreno e Annibale iniziò a trovarsi in una situazione critica quando anche i rinforzi mandatigli dalla Spagna da parte di Asdrubale vennero sconfitti al Metauro nel 207 a.C..

Nel 203 a.C. il primo grande generale romano Publio Cornelio Scipione, poi detto “l’Africano”, spostò la guerra in Africa, alleandosi con popolazioni confinanti ma nemiche di Cartagine. Annibale fu costretto a tornare in patria, dopo aver vissuto e combattuto per trentasei anni lontano, e subì una grande sconfitta nel 202 a.C. a Zama, dopo aver però resistito e messo in difficoltà Romani ed alleati per un lungo periodo.
Ma il generale cartaginese ancora non si dava per vinto: cercò di ricostruire nuovamente la potenza del suo esercito e risollevare le forze contro Roma. Il primo re con cui si alleò, Antioco il Grande di Siria, venne sconfitto dai nemici ed il secondo, Prusia re di Bitinia, era in realtà segretamente d’accordo coi Romani di consegnargli il grande condottiero cartaginese.

Quando Annibale scoprì l’inganno decise di sfuggire al nemico con l’atto estremo, il suicidio: diventare prigioniero sarebbe stata una soddisfazione immensa per Roma, ma soprattutto sarebbe stata una delusione troppo grande per il proprio orgoglio.

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